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I Piani urbani per la mobilità sostenibile (PUMS)

Il Piano Urbano di Mobilità Sostenibile (PUMS) è uno strumento di pianificazione strategica che, in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo (10 anni), sviluppa una visione di sistema della mobilità urbana (preferibilmente riferita all’area della Città metropolitana, laddove definita), proponendo il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica attraverso la definizione di azioni orientate a migliorare l’efficacia e l’efficienza del sistema della mobilità e la sua integrazione con l’assetto e gli sviluppi urbanistici e territoriali.

L’Unione Europea con la comunicazione COM (2009) 490 del 30 settembre 2009, recante “Piano d'azione sulla mobilità urbana”, ha previsto, nell'ambito del programma di azioni a favore della mobilità sostenibile, lo sviluppo - da parte delle autorità locali - di Piani di mobilità urbana sostenibile, al fine di garantire una politica volta ad armonizzare trasporti e tutela dell'ambiente.

Per le città metropolitane, i comuni e le associazioni di comuni con più di 100.000 abitanti, le Linee guida italiane stabiliscono l’obbligo di adozione del PUMS.

Il decreto ministeriale n.397 del 4 agosto 2017 recante “Individuazione delle linee guida per i piani urbani di mobilità sostenibile, ai sensi dell'articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257” stabilisce:

  • criteri uniformi per la redazione dei PUMS;
  • metodologie tecnico-amministrative condivise;
  • standard procedurali per città metropolitane e Comuni

Lo stesso decreto, all’articolo 3, riconosce la possibilità della redazione del PUMS anche da parte di associazioni di Comuni. Inoltre, individua nella piattaforma dell’Osservatorio per le politiche del TPL il sistema di monitoraggio e verifica dell’adozione dei PUMS da parte degli enti locali. Il monitoraggio sulla redazione dei PUMS è seguito anche da un apposito tavolo tecnico interministeriale istituito ai sensi dell’articolo 4 comma 4 del decreto ministeriale 397/2017.

Con successivo decreto ministeriale (n. 396 del 2019) è stato disposto, per le città metropolitane e i comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti, non ricompresi nel territorio di città metropolitane, l’obbligo di procedere alla definizione dei PUMS come condizione indispensabile per accedere ai finanziamenti statali destinati a nuovi interventi per il trasporto rapido di massa e per la mobilità ciclistica. Al di là di tale obbligo, numerosi comuni hanno redatto il PUMS riconoscendone l’efficacia del nuovo approccio alla pianificazione strategica della mobilità urbana sostenibile.

A far data “marzo 2024” il 90% circa dei comuni con popolazione superiore ai 100 mila abitanti e l’86% delle città metropolitane ha redatto e inviato il proprio PUMS per la valutazione.  I dati sui PUMS e l’analisi sugli indicatori trasportistici economico finanziari e contrattuali sono contenuti nell’ultima Relazione annuale al Parlamento sullo stato del trasporto pubblico locale a cura dell’Osservatorio nazionale per il supporto alla programmazione e per il monitoraggio del TPL e della mobilità sostenibile, esaminata con parere favorevole nella seduta della Conferenza unificata del 10 luglio 2025.

Con particolare riguardo alla sostenibilità ambientale, la redazione del PUMS rientra nelle priorità definite a livello europeo nel Green Deal (COM 2019/640) che ha come obiettivo il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050 e prevede una riduzione del 90 % delle emissioni di gas a effetto serra prodotte dai trasporti.

Da ultimo, il Regolamento europeo 2024/1679 TEN-T, entrato in vigore il 18 luglio 2024, prevede l’obbligo, entro il 2027, per tutti i comuni, anche con meno di 100 mila abitanti, identificati come nodi urbani (vedi mappa delle grandi reti di trasporto europee) di redigere i PUMS, qualora non l’abbiano ancora fatto.

I 50 nodi urbani italiani, identificati nel regolamento europeo 2024/1679 TEN-T, sono le principali aree metropolitane e città strategiche per la mobilità sostenibile. Questi nodi includono tutte le città metropolitane, i principali capoluoghi di provincia e i nodi portuali/interportuali collegati ai 5 corridoi europei (es. Milano, Roma, Genova, Napoli, Bologna, Torino).  Il Regolamento UE 2024/1679 individua questi centri come snodi chiave per le reti ferroviarie, stradali, portuali e aeroportuali della Rete Centrale europea (Core Network).

Ecco un elenco rappresentativo dei principali nodi urbani TEN-T in Italia, raggruppati per area geografica, che costituiscono la spina dorsale della rete di trasporto nazionale:

  • Nord-Ovest: Milano, Torino, Genova, Savona, Aosta, Novara, Alessandria.

  • Nord-Est: Bologna, Venezia, Trieste, Verona, Padova, Trento, Bolzano, Brescia, Bergamo, Parma, Modena, Ravenna, Ferrara.

  • Centro: Roma, Firenze, Livorno, Pisa, Ancona, Perugia, Pescara, Civitavecchia, Terni.

  • Sud e Isole: Napoli, Bari, Palermo, Catania, Messina, Cagliari, Salerno, Brindisi, Taranto, Reggio Calabria, Foggia.

Queste città sono tenute ad adottare e monitorare i Piani Urbani della Mobilità Sostenibile per garantire l'efficienza della rete europea.


Ultimo aggiornamento: 26 marzo 2026